Un italiano negli States e ritorno: la storia di Daniel Hackett
Una biografia breve, auspicio a una più lunga. Daniel Hackett ha solo 22 anni, ma di esperienze ne ha vissute tante, tutte diverse da loro. Così interessanti da spingere Elisabetta Ferri, giornalista di Pesaro (come Daniel), a raccontarne la trama in un libro dall’inequivocabile titolo: “Dal campetto al sogno NBA” (edizioni Minerva, prezzo di copertina 17 Euro).
E se l’idea di dedicare un lavoro editoriale a un ragazzo cosi giovane può sembrare un po’ forzata, basta leggere le prime pagine per rendersi conto che la storia di Hackett, per come viene raccontata, ha ben poco di celebrativo.
La vita di Daniel è presentata senza esagerazioni, lungo la catena di viaggi, sfide, eventi difficili, infortuni e shock culturali che hanno segnato l’esperienza di un ragazzo italiano catapultato a 15 anni negli Stati Uniti.
I vari passaggi chiave attraversati dall’attuale play della Benetton sono divisi in capitoli: dagli inizi al campetto di Pesaro alla St. John Bosco high school; dai tre anni a Southern California (dove noi, quasi per caso, potemmo vederlo in anteprima nell’anno da freshman) al draft del 2009.
Emerge un quadro sincero e disincantato, in cui Hackett ha spesso dovuto superare diversi ostacoli: primo su tutti, il tremendo infortunio procurato da un pugno intenzionale di OJ Mayo, che gli è costata la prima parte della stagione da sophomore.
Ma gli anni del college basket e della NCAA, seppur molto meno idilliaci di quanto uno possa immaginare da fuori, sono anche stati fonte di gioia, grazie alla vittoria nel torneo della Pac 10 che è valsa la qualificazione all’ultimo torneo di marzo.
“L’esperienza in America mi è servita, ma dove mi trovo veramente bene è l’Italia” ha detto Hackett alla presentazione del libro al Palaverde, dopo la vittoria della Benetton proprio sulla “sua” Scavolini. Il bello inizia adesso.
Andrea Beltrama
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