BG L2 INTERVIEW/ Ferrari punta l’Ab: "Sappiamo come si vince a Latina"
Alla fine di maggio, finì con la Miro Radici Finance a sorpresa in A Dilettanti, dopo aver mantenuto il fattore campo per la prima volta nella serie al PalaBasletta, in gara-4. Battendo l’AB Latina allenata da coach Giovanni Benedetto, la formazione gialloblu conquistò lo Scudetto di A Dilettanti, condannando i laziali alla "finalina" per la seconda promozione con Siena, poi vinta in cinque partite.
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Sei mesi dopo, le due formazioni si ritrovano in Legadue. Latina ha confermato solo Coronini, Vigevano ha mantenuto sei decimi del gruppo che fece l’impresa. Di questo, e del momento della Miro Radici, abbiamo parlato con chi di quella squadra era il bomber, il veterano Federico Ferrari:
Vigevano verso Latina, ma con acciacchi, qual è la situazione a due giorni dalla palla a due?
"Non è stata una gran settimana ma sta migliorando. Il torcicollo mi è passato, Boyette giovedì si è allenato, quindi gli acciacchi minori sono fondamentalmente a posto. Il problema grosso riguarda Chris Pearson, è fermo da inizio settimana per un problema alla schiena, il suo problema è più lungo".
Avete perso con Imola e Brindisi ma il vostro inizio di campionato può comunque essere considerato positivamente?
"A dire il vero ci dà un po’ fastidio il fatto che potevamo avere qualche punto in più che invece non abbiamo ancora. Con Imola e Brindisi a cinque minuti dalla fine eravamo avanti, o potevamo andarci, eppure alla fine abbiamo perso, quindi c’è qualche rammarico. In ogni caso, siamo a tre vittorie in sette partite, cifre per le quali avremmo messo la firma a inizio stagione. Abbiamo affrontato squadre forti, siamo contenti di essercela sempre giocata con loro, adesso si tratta di affrontare bene i tre scontri con squadre con cui avremo a che fare fino alla fine. Vincere con Latina, Pistoia e Casalpusterlengo sarà doppiamente importante".
Cosa ti viene in mente se dico "Latina"?
"Entrando al Pala Bianchini ci torneranno certamente in mente ricordi e aneddoti, ci sono due trasferte vittoriose in finale l’anno scorso e non sarebbe giusto dire di non pensarci, dobbiamo pur sempre mantenere quello spirito. Ricordo che alla mattina andavamo a tirare, ricordo quei giorni, e lo ricordano anche i miei compagni. Il gruppo è forte, in tanti poi ricordano la fatica fatta per la promozione: forse in questo, noi, abbiamo qualcosa più di loro. Alla fine però sarà un’altra partita, l’ambiente vorrà rifarsi di quanto abbiamo tolto loro. Possiamo giocarcela, sia perchè lì abbiamo già vinto, sia perchè ce la siamo giocata con tanti altri".
Che partita ti aspetti?
"Ci piacerebbe fare come allora, prendere subito un grande vantaggio e volar via subito. Quest’anno però ci accade spesso il contrario, partiamo male ma abbiamo sempre forza nella reazione. Sono convinto che partire male e reagire è sintomo di una squadra che non molla, ma è sempre difficile recuperare, dal punto di vista fisico e mentale, sono energie che poi vengono a mancare. Speriamo di restare punto a punto e di riuscire a vincere nel finale".
Loro hanno cambiato tutto, voi molto poco. Si farà qui la differenza?
"In campo ogni partita ha una storia a sé con la stessa squadra, figurarsi quando cambiano gli interpreti. La storia dice che la maggior parte delle squadre neopromosse che hanno mantenuto il gruppo hanno avuto meno problemi all’inizio, è capitato anche a noi. Ci sono diverse squadre che ora giocano bene, ma all’inizio noi eravamo avanti a tanti".
E’ la quarta volta che "torni" in LegaDue, che campionato hai trovato?
"Penso che il livello del campionato sia sceso, ma non per "colpa" degli italiani, quanto per gli americani. Ci sono comunque stranieri che fanno la differenza, ma ce ne sono molti meno rispetto al passato. Rispetto alla A Dilettanti cambiano atletismo e velocità d’esecuzione, ma una buona squadra di terza serie poi fa bene anche in Legadue, spesso e volentieri. Alcuni stranieri però, non sono più forti di qualche italiano che fa la differenza in B1, è un po’ un male del sistema. Ad oggi, si deve diminuire il loro numero non tanto per dare spazio agli italiani, ma per aumentare la loro qualità. Un americano iin meno, ma più forte, fa il bene del campionato".
Miro De Giuli
(foto Ciamillo-Castoria)
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